MILANO - GIORNO DELLA MEMORIA - EX ALBERGO REGINA, via Silvio Pellico, 7 - INTERVENTO DI GIULIANO BANFI

27 gennaio 2017

MILANO - GIORNO DELLA MEMORIA -  EX ALBERGO REGINA, via Silvio Pellico, 7 - INTERVENTO DI GIULIANO BANFI

A NOME DEL COMITATO  PERMANENTE ANTIFASCISTA PER LA DIFESA DELL'ORDINE DEMOCRATICO.

 

Prendo la parola in questa importante giornata dedicata alla memoria di fronte alla lapide che ci ricorda il luogo centrale della repressione criminale  delle SS e della Gestapo, con la complicità feroce e subalterna delle milizie fasciste e delle peggiori e crudeli bande repubblichine operanti a Milano nei confronti dei resistenti all'occupazione nazifascista, degli antifascisti di vecchia militanza e di nuova leva, di partigiani, di rastrellati, di operai, di dirigenti politici e sindacali e di ebrei la cui unica colpa era ed è di essere nati,

Ebbene devo confessare che sono orgoglioso del fatto di essere stato designato a parlare qui dal Comitato permanente antifascista di difesa dell'ordine Democratico e repubblicano. Massimo organo unitario che riunisce tutte le sigle antifasciste che hanno fatto la Resistenza, i partiti democratici, i sindacati e quanti sono impegnati a non dimenticare MAI il prezzo pagato per riconquistare le LIBERTA' DEMOCRATICHE e approvare  la COSTITUZIONE REPUBBLICANA NATA DALLA RESISTENZA. Orgoglio perché non posso mai dimenticare il ruolo straordinario assunto dal Comitato nel contrastare la strategia golpista della tensione per abbattere le conquiste democratiche. Non posso non ricordare quella terribile giornata, grigia, gelida, drammatica mentre si svolgevano in Duomo, alla presenza del Presidente Pertini, i funerali dei morti uccisi dall'attentato criminale alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana. La mobilitazione generale e di massa indetta dal Comitato che ha gremito all'inverosimile una piazza Duomo silenziosa, preoccupata, matura e consapevole ha mandato, allora, un segnale fortissimo e inequivocabile che il fascismo golpista non poteva passare e i valori di libertà conquistati dalla RESISTENZA italiana nella lotta al nazifascismo erano radicati nel popolo italiano. IO c'ero e ne conservo un ricordo indelebile.

Devo confessare che ancora in questo periodo così complicato e difficile che il Paese sta attraversando, investito da cambiamenti epocali che sono politici, economici di guerre striscianti e guerreggiate, di migrazioni di dimensioni bibliche, sconvolgimenti climatici, diritti collettivi ed individuali vulnerati, fame, povertà e ricchezze incommensurabili per pochi, corruzione estesa e dilagante, caduta dei valori etici, della tolleranza, della solidarietà che vede il risorgere dei nazionalismi, di negazionismi antistorici e ignoranti, di razzismi, di antisemitismi vigliacchi e crudeli debba essere il Comitato permanente antifascista a promuovere un presidio forte, unitario e finalmente intergenerazionale per contrastare un manifestazione di FORZA NUOVA, una delle formazione della peggior destra eversiva che voleva sfilare provocatoriamente nelle strade di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza. La città, il suo sindaco, l'amministrazione, la sua gente ha risposto e ancora una volta è stato mandato un segnale forte che a Milano antifascista l'eversione nera non passa! NO PASARAN!!!! nonostante l'indisponente e contraddittoria assegnazione dell'Arco della Pace (sic) a una formazione che semina odio e razzismo e sfodera senza scrupoli la peggiore iconografia del nazifascismo. Io c'ero con molti di voi.

 

E veniamo alla narrazione del tragico ruolo dell'ex albergo regina e metropoli: qui il 13 settembre 1943, 5 giorni dopo il devastante 8 settembre, con il re e il capo del governo generale Badoglio già fuggiti a Brindisi lasciando senza direttive e ordini  l'esercito italiano completamente allo sbando, si è insediato l'apparato repressivo dell'occupazione nazista. L'elegante albergo, trasformato in un fortino circondato di filo spinato, con casematte di cemento armato e illuminato di notte da potenti cellule fotoelettriche è diventato il centro di sequestri, di interrogatori, torture e pestaggi, assassini per antifascisti, partigiani, ebrei, operai e resistenti e semplici cittadini incappati in rastrellamenti condotti prevalentemente da milizie e bande di collaborazionisti italiani, delinquenti comuni prezzolati , la banda Koch, la x mas, la Muti di via Rovello, zelanti strumenti criminali a cui le SS chiedevano di fare il lavoro sporco. L'hotel Regina diventa la sede del comando delle SS e quartiere generale della Gestapo; i capi erano il colonnello Walter Rauff e il capitano Theodor Saevacke, il primo fervido e autorevole collaboratore di Eichmann è stato l'inventore dei camion della morte, quelli in cui venivano caricati i deportati nei campi e assassinati con l'ossido di carbonio immesso, strumento di sterminio di massa per un numero compreso tra i 100.000 e i 150.000 russi, polacchi, ebrei nei corrispondenti territori occupati dal Raich. Salvato dagli americani da linciaggio certo, internato a Rimini, evaso da quel campo di prigionia, riparato in Cile e morto nel 1984 totalmente impunito.

L'altro ,il capitano Saevecke è diventato,dopo la guerra un funzionario di alto livello della Germania Federale, muore in Germania nel 2000, dopo essere stato condannato in contumacia all'ergastolo dal tribunale militare di Torino il 9 giugno del '99 per l'assassinio dei 15 partigiani fucilati da squadristi fascisti in piazzale Loreto, su un elenco richiesto dalle SS e diligentemente compilato da italiani. ( qui vedo Temolo e Fogagnolo e Nina Ravelli)

La struttura operativa e repressiva insediata stabilmente al Regina era di una quarantina di persone dove spiccavano per crudeltà e ruoli il “macellaio” Gradsach o la “belva”, il torturatore  con nerbo e cani lupo  Franz Steltmaver.

L'impunità di questi autentici criminali di una ferocia indescrivibile ci induce a riflettere  sui danni e i guasti evidenti e drammatici prodotti dalla geopolitica postbellica e dal occultamento del ”armadio della vergogna”.

L'altro raccordo era con il carcere di san Vittore dove operava, in stretto rapporto con le SS, l'apparato del' OVRA diretto da Ugo Osteria, personaggio complesso ed ambiguo di straordinaria capacità investigativa e poliziesca, entrista nei nodi della Resistenza (di cui bisognerebbe approfondire i ruoli con ricerche aggiornate).

Pertanto da una prima fase in in cui coloro che erano stati catturati passavano dalle cantine, dagli interrogatori, dalle torture nel albergo Regina  ai raggi dedicati di San Vittore e viceversa, per essere poi trasferiti al binario 21 della stazione centrale e tradotti al sistema concentrazionario tedesco, al campo di transito di Fossoli, a Bolzano e poi in Germania a Mauthausen, a Auschwitz, sopratutto gli ebrei, e negli altri campi di sterminio e di lavoro schiavo. Ebbene se da binario 21, stipati nei terribili trasporti nei carri bestiame,  son partiti circa 900 ebrei catturati a Milano e più di 800 deportati politici, antifascisti, partigiani, gappisti, operai, scioperanti delle fabbriche, donne e uomini, molti di loro sono transitati nelle tetre stanze del hotel Regina, e fra i tanti anche Ferruccio Parri capo del CLN alta Italia, futuro presidente del consiglio dei ministri dell'Italia liberata.

Un ultima considerazione: l'hotel Regina fu liberato solo il 30 aprile 1945 perché Milano libera decise di non dare luogo a un massacro e a una vendetta giusta ma indiscriminata assaltando militarmente il ridotto ormai innocuo del Regina. I suoi occupanti  furono poi scortati in armi dagli americani fuori città.

Meditare e ricordare nel giorno della memoria gli eventi che riguardato e che si sono consumati all'interno del hotel Regina diventa una tappa fondamentale della storia di Milano, della Resistenza, della lotta di liberazione dall'occupazione nazifascista e del prezzo pagato per la riconquista delle libertà democratiche e dei valori della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

ONORE AI MARTIRI DELL'HOTEL REGINA!

MEMORIA INDELEBILE ALLE VITTIME DI TUTTE LE DEPORTAZIONI

 

 

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