DALLA COSTITUZIONE AI COMITATI DEI SOCIALISTI IN MOVIMENTO di Roberto Biscardini

28 marzo 2017

DALLA COSTITUZIONE AI COMITATI DEI SOCIALISTI IN MOVIMENTO di Roberto Biscardini

“Qualsiasi decisione che incide sulla prima parte della Costituzione va sottoposta a referendum. Ma ci vorrebbero partiti di sinistra veri, in grado di prendere iniziativa affinché le regole europee non impongano scelte in contrasto con i principi costituzionali italiani”. Lo sostiene Rino Formica in un’intervista apparsa il 26 marzo su QN riprendendo una proposta che come Comitati Socialisti del No avevamo indicato nei nostri documenti e ribadito con assoluta chiarezza nella lettera-appello rivolta agli elettori della sinistra in procinto di sbagliare, qualche giorno prima del 4 dicembre.
Votare No rappresentò, per noi socialisti, l’impegno distintivo per bloccare l’assalto all’impianto democratico della Costituzione, per evitare la prospettiva di una sua revisione “permanente” e per evitare che, con un premio di maggioranza, le minoranze politiche potessero in ogni momento demolire il suo impianto democratico. Come avevamo previsto, in caso di vittoria del No, non avremmo dovuto fermarci sul successo di quel voto, ma avremmo dovuto dargli uno sbocco politico, affinché non fossero ammissibili modifiche costituzionali imposte dall’alto e che incidessero sulla prima parte della Costituzione senza una verifica referendaria e popolare.
Adesso ci siamo, il No ha stravinto e la sinistra “socialista” ha il dovere di andare avanti su quella strada, chiedendo in primo luogo alla sinistra del No di farsi carico della questione cruciale della definizione preventiva dei limiti entro i quali sia possibile la cessione di sovranità verso l’Europa, non accontentandosi che la Costituzione sia stata difesa e salvata così com’è.
Intorno alla partita del No, alla battaglia per l’abrogazione dell’Italicum e oggi per una legge elettorale di tipo proporzionale senza capolista bloccati (altro che ritorno al Mattarellum), si sono consumate in poco tempo divergenze profonde, nella sinistra e nel mondo socialista. Da una parte l’accettazione acritica e supina del renzismo, dall’altra la ricerca di una nuova “autonomia” e di una forte identità democratica. Da una parte l’irresponsabile acquiescenza di alcuni socialisti all’arroganza del Sì e del “populismo istituzionale” del suo maggiore sostenitore e dall’altra la difesa della Costituzione che molti volevano piegata al “vento” dei mercati.
E' dalla presa d’atto di queste divergenze che i “Socialisti in Movimento” hanno iniziato un percorso nuovo nella sinistra italiana per costruire su basi solide, dai valori antichi alle questioni attuali, una prospettiva per rimettere in campo battaglie che l’intera sinistra sembra ancora trascurare. Per consentire ai socialisti di ritornare a fare, dopo anni, il proprio mestiere. Per sostituire agli interessi individuali un’azione collettiva per gli interessi del paese. Per avviare un movimento che ha come obbiettivo la battaglia delle idee e la battaglia sulle cose.
Un primo passo per far nascere a sinistra una forza del socialismo “vero” capace di dialogare con tutti coloro che non trovano nell’attuale sinistra una risposta politica alle proprie aspirazioni. Per recuperare la parte migliore di un popolo che da anni sta a casa, che nel tempo si è riconosciuto sempre più con la destra o si è rifugiato nel populismo anche per nostra responsabilità.
In Italia, forse più che altrove in Europa, la sinistra è divisa e debole, l’assenteismo politico ed elettorale è elevato, i populismi di destra si confondono con quelli di sinistra. Dentro questa disgregazione c’è buona parte di un mondo, anche socialista, al quale dare una prospettiva “nuova”.
L’appello approvato dall’assemblea di “Socialisti in Movimento” del 12 marzo indica il percorso per la costituzione dei Comitati promotori regionali, provinciali e locali aperti ai tanti che oggi si sentono fuori dalla sinistra socialista anche a causa del suo “silenzio”.

 

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